Lesioni da Decubito (Piaghe da Pressione)

Le lesioni da decubito (note anche come piaghe da pressione) rappresentano una delle complicanze più gravi, dolorose e invalidanti per i soggetti costretti a un’immobilità prolungata, sia a letto che in carrozzina. Comprendere la fisiopatologia di questo danno tissutale è il primo passo per attuare una prevenzione efficace a domicilio.

Fisiopatologia: Come e perché si forma una lesione?

La lesione da decubito è un danno localizzato alla cute e ai tessuti sottostanti (fino ad arrivare, nei casi più gravi, a fascia muscolare, tendini e osso). Il fattore scatenante principale è la pressione prolungata, che agisce schiacciando i tessuti molli tra una prominenza ossea (come l’osso sacro, i talloni, le scapole o i trocanteri) e una superficie esterna (il materasso o la sedia).

Dal punto di vista emodinamico, quando la pressione esterna supera la pressione di riempimento dei capillari sanguigni (pari a circa 32 mmHg), si verifica un’occlusione dei vasi. Questa condizione di ischemia prolungata priva le cellule di ossigeno e nutrienti. Se la compressione non viene rimossa entro 2 ore, si innesca una necrosi tissutale irreversibile.

A questo meccanismo si associano le forze di taglio o stiramento (che si verificano, ad esempio, quando il paziente scivola nel letto, provocando la trazione dei vasi sanguigni profondi) e l’attrito (sfregamento superficiale che danneggia l’epidermide).

I Principali Fattori di Rischio

La valutazione del rischio a domicilio deve tenere conto di diversi fattori, riassunti scientificamente all’interno della Scala di Braden:

  1. Immobilità o mobilità ridotta: L’incapacità del soggetto di compiere micro-spostamenti autonomi per scaricare la pressione.
  2. Ridotta sensibilità sensoriale: Condizioni come neuropatie, esiti di ictus o demenze senili impediscono al paziente di percepire il dolore o il fastidio da pressione prolungata, annullando il riflesso naturale di cambiare posizione.
  3. Umidità e macerazione cutanea: L’incontinenza urinaria o fecale e la sudorazione eccessiva alterano il pH acido della barriera cutanea, indebolendo lo strato corneo e rendendolo vulnerabile alle infezioni.
  4. Malnutrizione e disidratazione: Una carenza di proteine riduce lo spessore del tessuto sottocutaneo (che funge da ammortizzatore naturale) e rallenta i processi riparativi cellulari.
  5. Età avanzata: La pelle senile presenta una riduzione del collagene e dell’elasticità, con un microcircolo naturalmente più fragile.

I Tre Pilastri della Prevenzione

1. Mobilizzazione Frequente e Corretto Posizionamento

La redistribuzione della pressione è l’intervento più efficace. Il paziente allettato deve essere riposizionato sistematicamente ogni 2 ore (alternando la posizione supina, il decubito laterale destro e il decubito laterale sinistro).

Nota tecnica di posizionamento: Evitare assolutamente la posizione laterale a 90°, che scarica tutto il peso corporeo direttamente sul grande trocantere del femore (zona altamente vulnerabile). Si raccomanda invece la posizione semi-laterale a 30°, supportando la schiena e le gambe con cuscini posizionati strategicamente per evitare il contatto diretto tra le ginocchia e i malleoli. Per i soggetti in carrozzina, lo scarico della pressione deve avvenire almeno ogni 15 – 30 minuti per la durata di almeno 1 – 2 minuti.

2. Igiene, Microclima e Idratazione della Cute

La cute deve essere mantenuta costantemente pulita, asciutta e idratata:

  • Utilizzare detergenti delicati a base di tensioattivi non aggressivi (senza risciacquo se necessario) che rispettino il film idrolipidico.
  • Non frizionare o massaggiare mai la pelle in corrispondenza delle prominenze ossee: il massaggio energico su cute arrossata accelera il danno dei vasi capillari sottostanti.
  • In caso di incontinenza, applicare creme barriera protettive (ad esempio paste all’ossido di zinco o film polimerici trasparenti non irritanti) per isolare la cute dall’azione corrosiva di urina e feci.

3. Impiego di Ausili Antidecubito

I materassi e i cuscini antidecubito sono dispositivi medici indispensabili. I materassi a pressione alternata (con celle d’aria che si gonfiano e sgonfiano ciclicamente tramite un compressore) modificano costantemente i punti di appoggio del corpo. Per i soggetti seduti, è prioritario l’uso di cuscini in gel fluido, poliuretano espanso sagomato o a celle d’aria a microsettori oscillanti.

Attenzione: L’uso di ciambelle di gomma o plastica è rigorosamente controindicato, poiché crea un effetto “laccio” che blocca la circolazione sanguigna periferica al centro della ciambella stessa, peggiorando l’ischemia.

Gestione delle Complicanze e Best Practice Cliniche

Come evitare lo scivolamento nel letto?

Quando la testata del letto viene sollevata a un angolo superiore a 30°, la forza di gravità spinge il corpo verso il basso. Questo movimento genera forze di taglio micidiali sull’osso sacro e sul coccige. Per prevenire questo fenomeno:

  • Non sollevare la testata del letto oltre i 30° se non per il tempo strettamente necessario ai pasti.
  • Posizionare un cuscino rigido o un apposito cuneo fermapiedi a fondo letto per arrestare lo scivolamento, oppure un cuscino morbido sotto le ginocchia (flessione di circa 15°) per stabilizzare il bacino.

Terapia antibiotica locale: perché è dannosa?

In presenza di lesione arrossata o con secrezioni, l’applicazione autonoma di creme o polveri antibiotiche (es. gentamicina, neomicina) è un grave errore clinico. L’uso topico di antibiotici non penetra nei tessuti profondi dove risiede l’eventuale infezione sistemica, ma favorisce la selezione di ceppi batterici resistenti (antibiotico-resistenza) e scatena frequenti reazioni allergiche e dermatiti da contatto. Se si sospetta un’infezione (caratterizzata da calore locale, dolore violento, cattivo odore e pus), la diagnosi deve essere formulata dal medico per prescrivere un’adeguata terapia antibiotica per via sistemica.

Il pericolo dei disinfettanti colorati

L’utilizzo di mercurocromo, eosina o altri coloranti chimici sulle ferite ostacola gravemente l’operato degli specialisti. Questi prodotti colorano artificialmente i tessuti, rendendo impossibile valutare i parametri cardine della guarigione secondo la metodologia W.B.P. (Wound Bed Preparation): la presenza di fibrina (gialla/biancastra), di tessuto necrotico (nero/marrone), di tessuto di granulazione sano (rosso vivo) o l’insorgenza di un eritema infettivo circostante. La pulizia della lesione deve avvenire esclusivamente con soluzione fisiologica (cloruro di sodio allo 0,9%) o con soluzioni detergenti specifiche contenenti surfattanti e poliesanide (PHMB).

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