Il Position Document redatto dalla World Union of Wound Healing Societies (WUWHS) individua nel biofilm una delle cause principali del ritardo di guarigione e della cronicizzazione delle lesioni cutanee difficili (hard-to-heal wounds)[cite: 7]. La letteratura scientifica stima che il biofilm sia presente in una percentuale compresa tra il 60% e il 100% delle ferite croniche, rappresentando una sfida clinica complessa che richiede strategie terapeutiche mirate e differenziate rispetto al trattamento delle infezioni acute[cite: 7].

Fisiopatologia del Biofilm e Blocco della Guarigione

A differenza dei batteri in forma planctonica (singole cellule a rapida replicazione, caratteristiche delle infezioni acute e sensibili agli antibiotici), il biofilm è costituito da comunità batteriche aggregate inglobate in una matrice polimerica extracellulare (EPS) composta da polisaccaridi, proteine ed eDNA sia batterico sia dell’ospite[cite: 7]. Questa struttura protettiva, unitamente alla presenza di microambienti anossici e a una ridotta attività metabolica dei microrganismi, conferisce al biofilm un’estrema tolleranza alle difese immunitarie dell’ospite e alle terapie antibiotiche convenzionali[cite: 7].

La presenza del biofilm altera profondamente il microambiente della lesione, “bloccandola” in una fase infiammatoria cronica persistente[cite: 7]:

  • Reclutamento di neutrofili (PMN): L’inabilità del sistema immunitario di eradicare l’aggregato batterico provoca un continuo afflusso di leucociti polimorfonucleati e macrofagi[cite: 7].
  • Iperproduzione di proteasi e ROS: L’attivazione immunitaria sostenuta comporta un drastico aumento di metalloproteasi (MMP) ed elastasi neutrofila, unitamente a specie reattive dell’ossigeno (ROS)[cite: 7].
  • Distruzione tessutale “Off-Target”: L’eccesso enzimatico e lo stress ossidativo degradano in modo incontrollato le proteine della matrice extracellulare (ECM), i fattori di crescita (come il PDGF) e i relativi recettori di membrana, impedendo la fase proliferativa e la riepitelizzazione[cite: 7].

Diagnosi Clinica e Sfide Rilevative

La diagnosi di laboratorio del biofilm presenta notevoli complessità, in quanto le colture microbiologiche tradizionali sono calibrate per identificare organismi planctonici e spesso falliscono nel rilevare batteri anaerobi o comunità strutturate[cite: 7]. Sebbene la biopsia tessutale e la microscopia elettronica (SEM/CLSM) rappresentino il riferimento scientifico, le linee guida WUWHS raccomandano di **presumere la presenza di biofilm in tutte le lesioni croniche recalcitranti** che non rispondono agli standard di cura o ai cicli di antibiotici[cite: 7].

Gli indicatori clinici di sospetto includono fallimento della terapia antibiotica, infezione di durata superiore a 30 giorni, tessuto di granulazione friabile e presenza di materiale gelatinoso o slough che si riforma rapidamente dopo la rimozione[cite: 7]. Tra le innovazioni diagnostiche emerge il “biofilm wound map”, una tecnica di blotting su membrana con coloranti ionici in grado di mappare l’eDNA e la matrice sulla superficie del letto di lesione[cite: 7].

Il Protocollo Biofilm-Based Wound Care (BBWC)

La gestione clinica efficace si fonda su un approccio multimodale e simultaneo (Biofilm-Based Wound Care), volto a ridurre il carico microbico e a prevenirne la riaggregazione[cite: 7]:

  • Rimozione e Debridement: Disruzione fisica meccanica o chirurgica periodica del biofilm e pulizia vigorosa tramite soluzioni detergenti contenenti surfattanti (come la betaina), in grado di abbassare la tensione superficiale e rimuovere i detriti biologici[cite: 7].
  • Soppressione della Riformazione: Applicazione immediata di antimicrobici topici ad ampio spettro (PHMB, argento, iodio, miele di grado medico, acido acetico o medicazioni a captazione batterica DACC) e l’impiego di medicazioni barriera per impedire le ricontaminazioni esterne[cite: 7].
  • Rivalutazione e Monitoraggio: Monitoraggio costante dell’evoluzione clinica nell’arco di cicli di 14 giorni (“2-week challenge”) per valutare la riduzione dell’essudato, dello slough e la ripresa del processo di granulazione[cite: 7].

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